Dadi, pedine e risate: come i giochi da tavolo sono diventati il nuovo aperitivo degli italiani
C'è qualcosa di stranamente rivoluzionario nel gesto di spegnere il telefono, apparecchiare un tavolo con carte e pedine, e passare tre ore a litigare bonariamente su chi ha rubato il grano a chi. Eppure è esattamente quello che sta succedendo in migliaia di case italiane, dai monolocali milanesi ai salotti napoletani, ogni fine settimana.
I giochi da tavolo sono tornati — e questa volta sembrano decisi a restare.
Dal polveroso scaffale al centro della serata
Chi ha più di trent'anni ricorda bene il Risiko consumato con i cugini durante le feste di Natale, o le partite infinite a Monopoli che finivano sempre con qualcuno che rovesciava il tabellone. Poi, a un certo punto, sono arrivati i videogiochi, poi i social, poi Netflix, e quei scatoloni colorati sono finiti in cantina.
Ma qualcosa sta cambiando. Secondo i dati di settore, il mercato italiano dei giochi da tavolo ha registrato una crescita costante negli ultimi cinque anni, con un'accelerazione significativa a partire dal 2020. Non è solo nostalgia: è un fenomeno culturale vero e proprio, trasversale per età e geografia.
Le ludoteche e i negozi specializzati — come quelli che trovate a Bologna, Roma o Torino — raccontano di scaffali che si svuotano ogni weekend. E sui social (sì, anche lì) i gruppi dedicati agli appassionati di boardgame contano decine di migliaia di iscritti.
Perché proprio adesso?
La risposta più semplice è anche quella più onesta: siamo stanchi degli schermi. Non nel senso che li odiamo — ci mancherebbe, li usiamo comunque dodici ore al giorno — ma nel senso che stiamo iniziando a sentire il peso di un tipo di socialità che non ci soddisfa davvero.
Scorrere il feed di Instagram insieme agli amici non è stare con gli amici. Guardare un film in silenzio sul divano è piacevole, ma non crea quei momenti di connessione autentica che ci ricordiamo per anni.
I giochi da tavolo, invece, obbligano alla presenza. Ti guardano negli occhi quando bluffano. Ti prendono in giro quando perdi. Ti fanno esultare insieme quando vinci. È una forma di interazione che ha una qualità diversa, più densa, più memorabile.
Massimo, 34 anni, grafico freelance di Firenze, ha iniziato a organizzare serate di gioco mensili con il suo gruppo di amici due anni fa. «All'inizio sembrava una cosa strana, quasi vintage», racconta. «Poi la prima volta che abbiamo giocato a Skull ci siamo resi conto che stavamo ridendo come non capitava da mesi. Adesso è l'appuntamento fisso che tutti aspettiamo di più.»
I benefici che non ti aspetti
Al di là del divertimento puro, gli esperti di psicologia sociale sottolineano quanto il gioco condiviso abbia effetti positivi concreti sulle relazioni e sul benessere individuale.
Giocare insieme abbassa le difese. Quando sei concentrato su una strategia o stai cercando di capire se l'amico ti sta mentendo a Lupus in Tabula, smetti di essere il professionista stressato o il genitore esausto. Torni, almeno per qualche ora, a essere semplicemente una persona che si diverte con altre persone.
C'è anche un aspetto cognitivo da non sottovalutare: molti giochi moderni richiedono pianificazione, gestione delle risorse, lettura delle intenzioni altrui. Non è solo passatempo, è allenamento mentale servito con una birra e qualche patatina.
E poi c'è la questione del conflitto costruttivo. Sembra paradossale, ma litigare su chi ha vinto una partita — in modo scherzoso, ovviamente — è uno dei modi migliori per rafforzare un'amicizia. Si impara a competere, a perdere, a ridere di se stessi.
Non solo Monopoli: il mondo dei boardgame moderni
Se l'unica vostra esperienza con i giochi da tavolo risale alle partite di Scarabeo con i nonni, preparatevi a una sorpresa. Il panorama attuale è vastissimo e c'è davvero qualcosa per ogni gusto.
Per chi ama la strategia: Catan (noto anche come I Coloni di Catan) è il classico punto di partenza. Si costruiscono insediamenti, si negoziano risorse, si formano alleanze che durano fino alla seconda birra. Ticket to Ride, invece, è perfetto per chi vuole qualcosa di più accessibile ma comunque soddisfacente.
Per chi preferisce la creatività e la narrazione: Dixit è una meraviglia visiva in cui vince chi sa interpretare meglio le immagini degli altri. Mysterium trasporta i giocatori in un'atmosfera da giallo anni Venti, cooperativa e avvincente.
Per chi vuole ridere a crepapelle: Codenames, Skull, o il sempreverde Telestrations (una specie di telefono senza fili con i disegni) garantiscono serate isteriche senza richiedere nessuna curva di apprendimento.
Per i gruppi numerosi: Werewolf/Lupus in Tabula o One Night Ultimate Werewolf sono perfetti per serate con dieci persone o più, magari in villa o in campagna.
Come organizzare la tua prima serata ludica
Deciso a provare? Bene. Ecco qualche consiglio pratico per non trasformare l'entusiasmo in caos organizzativo.
Tieni il gruppo piccolo all'inizio. Quattro o sei persone sono l'ideale per una prima volta. Troppi giocatori possono rendere i turni lunghi e disperdere l'attenzione.
Scegli un gioco adatto al gruppo. Se non tutti sono abituati ai boardgame, evita titoli con regolamenti di venti pagine. Meglio partire con qualcosa di intuitivo e divertente da subito.
Prepara l'atmosfera. Non serve molto: una playlist musicale di sottofondo, qualcosa da sgranocchiare, le bevande preferite di tutti. Il setting conta più di quanto si pensi.
Leggi le regole prima. Sembra ovvio, ma spiegare un gioco mentre lo si scopre insieme porta quasi sempre alla frustrazione. Bastano venti minuti di preparazione per salvare la serata.
Lascia spazio all'improvvisazione. Le serate migliori sono quelle in cui si finisce a giocare a qualcosa di completamente diverso da quello che avevate pianificato, o in cui ci si ferma a chiacchierare tra un turno e l'altro. Il gioco è il pretesto, la compagnia è il punto.
Un tavolo come spazio di libertà
C'è una cosa che chi ha riscoperto i giochi da tavolo descrive sempre, prima o poi: la sensazione di essere davvero presenti. Non half-present, come quando si guarda il telefono mentre si parla con qualcuno, ma completamente lì, con quelle persone, in quel momento.
In un'epoca in cui l'attenzione è la risorsa più contesa e frammentata che abbiamo, ritrovarsi attorno a un tavolo con un mazzo di carte in mano è quasi un atto sovversivo. Un piccolo gesto di resistenza collettiva contro il rumore di fondo digitale che non si spegne mai.
E poi, diciamocelo: c'è qualcosa di profondamente italiano nel voler stare a tavola il più a lungo possibile, anche quando si è già finito di mangiare. I giochi da tavolo sono, in fondo, solo il modo più creativo per trovare un buon motivo in più per non alzarsi.